Coopetition: fare sistema per competere sul mercato

Coopetition: fare sistema per competere sul mercato

Dicembre 4, 2014 journal, Slider Homepage
Non è più vero che pesce grande mangia pesce piccolo, oggi è il pesce veloce che mangia il pesce lento. (A. Pontremoli)

Lo scorso 1° Dicembre abbiamo partecipato al Buy Tourism Online (BTO), la rassegna fiorentina sul turismo ormai arrivata alla sua settima edizione, che si propone come punto di riferimento per chi vuole parlare di turismo e innovazione.

In una Fortezza da Basso piena zeppa di maghi di svariate discipline, tutti pronti a garantire di avere in tasca la ricetta giusta per il cliente di turno – offrendo maggiori incassi, maggior visibilità, maggior efficienza, maggior connettività – iniziavamo a dubitare di trovare qualcuno che condividesse la nostra visione di fare turismo dal basso, costruendo comunità che collaborano e che creano un sistema turistico attivo, che si contrapponga alla esagerata frammentazione attuale del tessuto sociale e di impresa.

Abbiamo poi sentito parlare di COOPETITION.

Come dice Alfonso Fuggetta, che potete leggere per intero anche nel post che riprende il suo intervento al BTO, la coopetition è un “termine che indica un modello di collaborazione sistemica, alta e lungimirante” che prevede di:

  • collaborare per la definizione di strutture e regole condivise (COOPeration);
  • competere nell’offerta di servizi innovativi per i turisti (compETITION).

Ma cosa si intende per fare sistema? Fare sistema significa creare un valore aggiunto dalla collaborazione dei soggetti partecipanti, fare in modo che sfruttando le competenze, sinergie e complementarietà si riesca a far si che 1+1 produca più di 2. Significa anche riuscire a garantire pari opportunità a tutti, rispettando la distinzione tra il ruolo del pubblico e del privato, rovesciando l’approccio che porta a garantire rendite di posizione, focalizzando invece sul migliorare la competitività del territorio.

Per facilitare la nascita di tale sistema è auspicabile la creazione di un ambiente favorevole, un ecosistema, che preveda infrastrutture e standard condivisi per la regolamentazione delle risorse comuni. I diversi operatori , pubblici o privati, devono partecipare senza discriminazioni accettando e rispettando le regole condivise, agire in modo indipendente e interoperabile, sfruttando i servizi offerti dall’infrastruttura per competere nell’offerta dei servizi agli utenti finali.

Un piano di sviluppo di un ecosistema di coopetition deve prendere in considerazione alcuni aspetti. Prima di tutto il focus e la motivazione per cui si vuol sviluppare un sistema coopetitivo, anche all’interno del turismo ci sono ambiti, temi, scale territoriali diverse, che influenzano lo scopo dell’ecosistema. Serve poi una visione strategica di business che chiarisca quali sono gli obiettivi che si vogliono perseguire e come si finanzia il loro sviluppo in considerazione dei vantaggi per gli stakeholder. All’ecosistema si affianca una dimensione digitale che richiede una visione tecnologica per abilitare e facilitare la coopetition. Per la gestione, il coordinamento e la regolamentazione del sistema occorre implementare un livello di governance, che oltre a chiarire il ruolo degli attori pubblici e privati, garantisca il pieno sviluppo dell’iniziativa in funzione del livello di commitment degli attori chiave.

Pur avendo chiaro il quadro teorico, in Italia si assiste raramente alla nascita di sistemi coopetitivi, nel turismo come in altri settori. Le motivazioni sono sia strutturali che culturali.

Le imprese italiane sono troppo piccole e frammentate e questo ha un impatto sulla capacità di fare investimenti e di espandersi con strategie di internazionalizzazione. I precedenti modelli di collaborazione, primi tra tutti distretti e filiere, non hanno avuto lo sviluppo atteso, non sono riusciti a stare al passo con lo sviluppo tecnologico e a far fronte ad un ambiente sempre più competitivo. Anche i servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche sono a loro volta frammentati e spesso inadeguati alle esigenze delle imprese.
La mancanza di sistema ha portato all’incapacità di valorizzare le risorse strategiche e di cogliere le occasioni di crescita, rendendo spesso le aziende prede di caccia delle imprese estere.
Dal punto di vista culturale, l’Italia ha storicamente una visione distorta del fare sistema, visto di volta in volta come un modo di mantenere privilegi monopolistici, di impegnare risorse pubbliche in un sistemico aiuto alle imprese che non vivrebbero da sole sul mercato, di attuare politiche protezionistiche, di gestire pubblicamente settori significativi dell’economia.

Nel settore del turismo, l’approccio centralizzato, calato dall’alto, non coopetitivo ha dimostrato di non essere incisivo e di avere costi di gestione troppo elevati. Dall’altra parte, il riuscire a creare una comunità mista pubblico-privata, che condivide una visione e collabora per il raggiungimento di obiettivi comuni nel medio termine, in cui i vari soggetti sono parte del processo di creazione e condivisione dell’offerta turistica e della relativa promozione, ha dimostrato di produrre ottimi risultati, durevoli nel tempo.

Smartourism lavora in questa direzione, proponendo un approccio organizzativo bottom up, inclusivo e modulare, che ottimizza le progettualità esistenti e non coloninzza il territorio.